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domenica 6 novembre 2011

Diversamente occupate, un anno dopo

Torniamo al lavoro sul lavoro. E lo facciamo dopo i due numeri dello scorso anno “Diversamente occupate” e “Lavoro. Se e solo se”, dopo numerosi incontri in varie città d’Italia con altre donne, in un percorso che ci ha viste e ci vede tuttora coinvolte come interlocutrici di un pensiero. E lo facciamo ripercorrendo proprio quel percorso, per restituirlo a noi stesse e perché diventi traccia del lavoro di relazione e pensiero dell’esperienza che abbiamo fatto nostro. È stato proprio il pensiero dell’esperienza a condurci, senza una chiara consapevolezza iniziale, dritte al tema del lavoro. La mia tesi sulla femminilizzazione del lavoro ha dato le coordinate del già pensato ad un discorso che era nostro, nel senso dell’esperienza. I primi incontri con le donne della redazione di questa rivista si concludevano immancabilmente con le nostre narrazioni e riflessioni sul lavoro – una viva insoddisfazione nei confronti di quel mondo – e lo sconcerto delle più grandi sulla centralità del tema. Le scelte di Angela ed Eleonora di lasciare un posto di lavoro ben avviato “alla carriera” e sicuro, per resistenza ad un mercato che chiedeva loro disponibilità di tempo ed energie permanente, era la chiara dimostrazione, sì della loro forza, ma anche dell’insofferenza che molte di noi mostravano verso un mondo del lavoro che non tiene conto dei nostri desideri, dei nostri tempi, dei nostri corpi. La voglia di saperne di più, di scoprire le esperienze delle altre, di conoscerne i desideri, si sono incontrate con la voglia delle donne più grandi di capire cosa fosse cambiato nella vita delle donne, perché le loro narrazioni si concentrassero su un tema – il lavoro – che nel femminismo degli anni Settanta non sembrava aver avuto la stessa urgenza. Paola Masi e Patrizia Cacioli hanno scommesso sulle nostre capacità di individuazione e ricerca di senso di un tema che poteva essere affrontato da più parti e ci hanno messe alla prova con un atto di fiducia che ci ha rese più forti e ci ha dato la possibilità di vivere un rapporto intergenerazionale che è stato conflitto e trasmissione allo stesso tempo. È iniziato così un ricco periodo di confronto, con le donne più grandi e tra noi, che avrebbe portato alla stesura di due numeri di DWF dedicati al lavoro, alla nascita di diversamente occupate come soggetto politico, all’incontro con altre donne.

mercoledì 26 ottobre 2011

Genealogie femministe: scacco al re

Questo testo è nato da una discussione tra il collettivo Diversamente occupate e Federica Giardini, nell'ambito di un percorso più ampio di riflessione e lavoro comune tra il collettivo e la redazione di DWF a cura di Angela Lambroglia 

Negli Stati Uniti diversi saggi e interventi hanno individuato nella rottura generazionale la radice dei problemi del femminismo e anche in Italia è presente l'idea che l'andamento altalenante del movimento delle donne dipenda da una difficile trasmissione, se non proprio da un conflitto tra donne appartenenti a generazioni diverse. Partiamo innanzitutto dal presupposto che le due realtà, quella statunitense e quella italiana, sono molto diverse tra loro e le diagnosi non potranno quindi che risentire delle diverse impostazioni e scelte assunte dai movimenti femministi nei due paesi. Vorremmo provare a capire se in Italia il difficile rapporto tra generazioni di donne sia segnato da un vero e proprio conflitto o se da rotture, interruzioni, distanze, che hanno forme e ragioni diverse. La rappresentazione dello stato delle cose che ci viene dagli Usa parla di una battaglia generazionale in corso (vedi articolo di Susan Faludi apparso su Internazionale, n. 12/18 novembre 2010, con il titolo La liberazione delle figlie), che ruota attorno ad una serie di recriminazioni delle più giovani nei confronti delle più grandi. Tra queste il maggiore sostegno ricevuto nel fare carriera nel mondo lavorativo da parte degli uomini, piuttosto che dalle donne, la sfiducia nella capacità di
rappresentanza politica da parte delle donne, l’inattualità delle tematiche del femminismo storico.
Proviamo ad esaminare queste posizioni con riferimento all'Italia. Nella nostra esperienza il rapporto con superiori di sesso femminile è stato nella maggior parte dei casi di complicità e alleanza e comunque di supporto, un dato quindi significativamente diverso da quello riportato dalle giovani statunitensi. C'è comunque da considerare quali sono i riferimenti e i modelli che una giovane donna tiene presente nella ricerca di realizzazione di sé; per quello che ci riguarda non abbiamo forse cercato il sostegno di donne leader cui affidarci per ottenere un maggiore o più rapido successo lavorativo e di vita in generale, ma piuttosto di donne che si sono smarcate, o hanno cercato di smarcarsi, dai meccanismi della presa del potere e la cui autorevolezza è manifesta a prescindere dal ruolo che ricoprono nell'impresa o nell'istituzione in cui operano.

giovedì 26 maggio 2011

Diversamente Occupate partecipa all'appello GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL'AUMENTO DELL'ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE

Appello congiunto di: A.F.F.I., Amiche ABCD, Arcidonna, Aspettare Stanca, CEMP (Milano, Consultorio familiare privato Laico), Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Diversamente Occupate, Donne della Banca d’Italia, Donne in Quota, Donne in volo, Filomena, Gruppo Maternità & Paternità, Innovatori Europei, Leipuò, Lucy e Le altre, Ozio Creativo Society, PariMerito, Pari o Dispare, Rete per la Parità, Udi Nazionale, Usciamo dal silenzio, Valore D

Hanno aderito all'appello fino ad ora: ARPA,  ARCI Donna Napoli ONLUS, ARCI LESBICA/Associazione Nazionale, ARCIGAY, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
Coordinamento lesbiche romane, DI NUOVO, FILDIS (Federazione Italiana Laureate e Diplomate di istituti Superiori), Genio Donna (mensile pari opportunità), Gruppo Sconfinate, IL CORPO DELLE DONNE – Lorella Zanardo, In Genere, La metà di tutto, NOI  DONNE, Rete delle donne per la rivoluzione gentile, ReteDonne Germania, Senato delle Donne (Como), UDI Napoli

lunedì 9 maggio 2011

6 maggio. Diversamente occupate in sciopero: noi non siamo mai spente


Il 6 maggio le diversamente occupate erano in sciopero. In modo diverso, insieme e con chi non c’era, per dire che NOI NON SIAMO MAI SPENTE.

Per la città di Roma hanno sfilato i nostri slogan, per dare voce alla differenza, la nostra, di donne e precarie.


“Stamattina sciopero, oggi pomeriggio recupero”

“Sciopero, ma se n'è accorto solo google”

“Giornalista in sciopero, e non fa notizia”

“Donna in sciopero, e la società va a rotoli”

“Non posso scioperare da me stessa”

"Oggi sciopero, domani lavoro doppio"

"Sciopero perché la mia collega non sciopera"

“Io sono mia, non del mercato"

"Arresta il sistema: oggi spegni il pc" 



"Una sedia vuota, pesa più di mille poltrone"

"Esisto anche se non mi vedi"

"Flessibile ma non genuflessa"

"AAA affitto cervello ogni sei mesi"



"Ho messo la gravidanza nel curriculum vitae"

"Quanti lavori per un reddito solo?"

"Immaginavo il futuro, riorganizzo il presente, rielaborerò il passato"

"Posso fare tante cose insieme, ma vorrei farne una alla volta"

"Voglio vivere, non sopravvivere"

venerdì 22 aprile 2011

Dopo il 9 aprile


Il 9 aprile è stata una data importante e come tutte le date porta con sé un percorso politico. La manifestazione “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” è stata il frutto di un lungo lavoro di tessitura, di tutte quelle reti, associazioni e gruppi che negli anni sono nate attorno al tema del lavoro e alla condizione di precarietà, lavorativa ed esistenziale. L’unione di forze, energie, desideri, saperi e pratiche ha preso corpo senza omologare, ha creato una dimensione collettiva unificante ma non ha dimenticato le differenze e la differenza.

Diversamente occupate, tra le promotrici della manifestazione, ha portato e porta la politica delle donne nella politica mista. L’alleanza con i maschi si traduce in lavoro e politica comune in cui dire – sempre – della differenza, in cui nominare ed agire la politica delle donne - nelle modalità, nei tempi, nel linguaggio e nei contenuti - per arrivare a prendere parola per tutti, partire da sé per arrivare all’altro.

E’ quella politica delle relazioni di cui si è nutrito il 9 aprile, un forte desiderio di ricomposizione, di ri-dare corpo a quel tessuto comune che è andato perso nel tempo: così si è inaugurato un percorso che parla di diritti al lavoro e nella vita. Un percorso che da più parti si tenta di minare, di strumentalizzare, di coprire con un cappello che di volta in volta passa da partitico a sindacale. E’ sintomo di una cultura che non dà credito e valore alla politica delle relazioni. In un periodo storico in cui i partiti hanno perso di senso e i sindacati di forza, sono le reti a prendere in mano le redini di un paese perduto. Sono le reti che creano movimento a cui le sigle morte si accodano, per cercare vitalità, per trovare corpi in cui rivivere.

La questione non è “cerchiamo il partito che c’è dietro”, la questione è piuttosto come inchiodare quel partito alle proprie responsabilità, come impedire che la partecipazione ad una manifestazione si trasformi nella solita passerella, come giocarsi in positivo la sua presenza. E’ questo che fa la differenza, e che l’ha fatta con i giovani Non + disposti a tutto della Cgil (tra i promotori del 9 aprile). Con loro e con le altre reti si condivide un desiderio di cambiamento, pur riconoscendo – tutti, loro compresi - le responsabilità del sindacato nella questione “precarietà”. 

Anche qui. Il sindacato può diventare “l’organizzazione strutturata che decide di muovere la massa dei giovani per fare tessere” - come molti hanno detto, oppure può diventare un soggetto - finora screditato – munito degli strumenti utili affinché la negoziazione non sia più individuale e gli spazi e i tempi di lavoro tornino ad ospitare i diritti. Come noi – tutte e tutti – possiamo essere preziosi alleati in quel lento ma necessario processo di cambiamento che il sindacato, anche grazie ai più giovani - giovani donne e uomini -, sta intraprendendo.

In ogni caso restituire una porzione di fiducia non significa e non deve diventare delegare ad altri la presa di parola sul precariato e la definizione delle forme di lotta. Né tantomeno ci accontentiamo di rimanere sul piano dell’analisi della precarietà lavorativa ed esistenziale, del discorso attorno alle figure del precariato, senza arrivare mai a spostarlo su chi precarizza e su ciò che non potrebbe funzionare senza lo sfruttamento del lavoro precario.

Questo è stato, crediamo, un limite della manifestazione del 9 aprile: il 9 ha teso soprattutto alla ricomposizione tra movimenti e a rendere visibile a chi ancora considera la propria esperienza di precariato una vicenda individuale - da risolvere con negoziazioni individuali, che strappano piccole concessioni ma non cambiano l’ordine dei rapporti - che lo spazio per agire collettivamente esiste già. I precari e le precarie hanno preso parola su loro stessi e sulla necessità di fare rete. Una cosa necessaria.

E’ stata però un’occasione mancata per dire che dal precariato dipendono il funzionamento e i profitti di aziende di ogni settore, di enti, di studi professionali e che questa indispensabilità taciuta sta a noi renderla visibile, tradurla in una forza, a cominciare dallo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori precari.

giovedì 7 aprile 2011

InGenere

Precarie e precari, protesta in corpo

Un caldo pomeriggio d’ottobre, mentre guardavo tre donne fare irruzione in un grattacielo abbandonato e arrampicarsi fino in cima per esporre al mondo uno striscione che rivendicava i loro diritti, diritti di lavoratrici, ho pensato che la loro presa di parola fosse “violenta” e “pericolosa”. Un mese fa una scena simile: tre uomini che sventolavano le loro bandiere, bandiere di diritti, sopra la gru di un cantiere edile bloccato.

Dopo pochi giorni mi sono ritrovata sul tetto di un mobilificio in fallimento, con decine di donne sedute sul cornicione a “vegliare” sul loro striscione, anch’esso rivendicante, esposte al vento e al freddo di un inverno poco generoso. Mentre le guardavo pensavo che se in passato le rivendicazioni del mondo del lavoro passavano per la rappresentanza, oggi passano dai corpi, spesso corpi di donne.

E non succede solo perché la rappresentanza al lavoro ha perso di senso, c’è di più, qualcosa di più profondo ed inquietante: la solitudine. E’ questa la condizione materiale e simbolica che vivono oggi molte lavoratrici e molti lavoratori, soli nel lavoro, soli nella contrattazione, soli nella rivendicazione. E’ una condizione che la mia generazione ha conosciuto e conosce come esclusiva: per molte e molti il lavoro è sommerso, precario, non garantito, pagato poco, negoziato faccia a faccia con il datore di lavoro, isolato, da casa, con una camera da letto trasformata in ufficio e un pc come finestra sul mondo.

E alla differenza generazionale si aggiunge quella sessuale: donne discriminate, nella precarietà. Le giovani donne, più istruite degli uomini, flessibili, multitasking, portate al lavoro di “cura del prodotto”, responsabili, sono proprio quello che il mercato cerca (basta leggere un qualsiasi annuncio di stage/lavoro), quello stesso mercato che provvede poi, puntualmente, a discriminarle, a pagarle meno, a fargli firmare dimissioni in bianco, a respingerle quando sono in età da maternità.

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mercoledì 6 aprile 2011

Diversamente occupate su Molecole - idee per agire

Cercasi giovani donne che ripensino il lavoro. Dall'esperienza delle Diversamente occupate alla piazza del 9 aprile.

“Flessibili sì, ma alle nostre condizioni, non a quelle del mercato. Il futuro, per ora, non lo immaginiamo, ne abbiamo una percezione schizofrenica. Esiste uno scarto tra i nostri desideri e l’espressività che il mercato del lavoro ci concede. Ma farci da parte non è la soluzione che vogliamo, perché la sottrazione non è una strategia di libertà. Ripartiamo dalle relazioni tra donne, e non solo nel lavoro. Quello che manca è un sapere minimo diffuso, il fatto che ad una donna, un’altra donna qualsiasi, possa venire in mente che, se vuole, ci sono altre donne con cui entrare in relazione, una dimensione che sia inclusiva, in cui ciascuna possa trovare lo spazio per sé".

Questo scrivevano le “diversamente occupate” (http://diversamenteoccupate.blogspot.com/) all’inizio del loro percorso, di pensiero e pratica politica. Diversamente occupate nasce dall’incontro di alcuni giovani donne, tutte provenienti dall’università ed in particolare dagli studi filosofici, con la redazione della rivista storica femminista dwf (donnawomanfemme). Dopo una lunga riflessione sul rapporto tra donne e lavoro nascono due numeri della rivista dedicati al tema del lavoro: “Diversamente occupate, 1, 2010″ e “Lavoro. Se e solo se, 2, 2010″, il primo dedicato all’esperienza lavorativa a “partire da sè” e il secondo dedicato alla negoziazione con il proprio corpo, con l’altro, con lo spazio pubblico. Da qui è iniziato un percorso di incontri e relazioni con altre donne che hanno arricchito il nostro pensiero politico intorno al lavoro femminile: al pensiero si sono aggiunti strumenti concreti grazie al contributo di giuslavoriste, formatrici e sindacaliste. Il nostro è un collettivo femminista, facciamo pensiero e politica a partire dalle nostre esperienze e dalle relazioni con altre e altri, con uno sguardo particolare al tema del lavoro, ma non solo...

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lunedì 4 aprile 2011

L'Udi fa il punto con ... noi!

Diversamente occupate. Diversamente libere. Diversamente donne e uomini.
Teresa Di Martino e il gruppo “Diversamente occupate ” con una lettera inviata a Pina Nuzzo e a tutte noi  ci informano che promuovono una manifestazione il 9 aprile perché, “in quanto giovani donne, vogliamo riprenderci i nostri tempi, tutti: il tempo dello studio, il tempo del lavoro, il tempo dell’amore, il tempo del desiderio, il tempo della maternità, il tempo delle relazioni, il tempo della pratica politica, senza essere costrette a scegliere, senza dover sottostare a ricatti”.

La manifestazione ha come parola d’ordine: Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta.
Donne e uomini, dunque, la grande risorsa non solo economica del Paese, chiederanno una società più responsabile sul presente e più propositiva per il futuro. Andranno insieme in piazza, perché hanno in comune la precarietà e vogliono condividere anche la rappresentazione politica di tale condizione.

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mercoledì 9 marzo 2011

2 marzo. Le diversamente occupate incontrano Susanna Camusso

Audio integrale dell'incontro

Prima parte
Introduce Ilaria Lani - giovani NON + disposti a tutto Cgil
Teresa Di Martino - diversamente occupate
Sandra Burchi - dwf
Federica Giardini - dwf

Seconda parte
Adriana Nannicini - esperta organizzazione del lavoro
Antonella Faucci - avvocata del lavoro
Claudia Pratelli - giovani NON + disposti a tutto Cgil
Dibattito

Terza parte
Dibattito
Conclude Susanna Camusso - segretaria nazionale Cgil

domenica 21 novembre 2010

Cosa vogliamo?

Vogliamo mettere in rete, e parliamo di una rete di corpi sessuati in presenza, energie e desideri femminili da portare al mercato “se e solo se” vengono riconosciuti, “se e solo se” rispondono al nostro desiderio, “se e solo se” è possibile negoziarne insieme ad altre e altri le condizioni, materiali e simboliche. Vogliamo costruire una rete di saperi e pratiche che a partire dalle condizioni materiali delle donne nel mercato e nei luoghi di lavoro possano dare gli strumenti (teorici ed empirici) alle donne per viverci con agio, per riconoscere potenzialità e limiti delle modalità femminili di lavorare, per vigilare rispetto ai modi in cui le istituzioni si organizzano, per vigilare sul proprio tempo e sul proprio spazio, per impedire che il lavoro ci divori e ci digerisca, per ridare vitalità al nostro desiderio, che non più e non per forza deve realizzarsi nel mercato del lavoro, perché se il mercato, oggi, non ci vuole, la nostra occupazione può continuare ad essere differente (Diversamente occupate), ma se ci vuole, come sembra che sia, deve stare alle nostre condizioni (Lavoro se e solo se).

16 novembre 2010, Università Bicocca

sabato 30 ottobre 2010

Su la testa!

Insieme al quotidiano Liberazione oggi trovate anche Su la testa di ottobre, rivista mensile di Rifondazione comunista, che questo mese ha deciso di darci spazio pubblicando il nostro cv collettivo accompagnato dal dialogo 'Sì...ma il lavoro?'.

Un'altra bella notizia..

giovedì 21 ottobre 2010

Il posto delle Diversamente Occupate... è in edicola

Con estrema soddisfazione vi comunichiamo che dal 15 ottobre è in distribuzione in edicola e in libreria 'Il posto delle donne', il terzo numero di Alfabeta2 che ospita il manifesto delle Diversamente Occupate, completo di Curriculum collettivo...ormai un cavallo di battaglia.

Abbiamo pensato il lavoro a partire da noi e dalle nostre esperienze per interrogarci su cosa della nostra ricerca di senso avesse a che fare con una necessità più ampia di critica dell'esistente, con le condizioni materiali e psicologiche che caratterizzano l'esperienza del lavoro e con l'universo simbolico che le giustifica e le rende possibili. Abbiamo cercato cioè di andare oltre i classici nodi lavoro retribuito-lavoro di cura, tempo di lavoro-tempo di vita, per indagare le condizioni che ci portano a pensare il lavoro come una dimensione imprescindibile della nostra esistenza e determinante nella costituzione della nostra identità...

Buona lettura!

lunedì 30 agosto 2010

Lavoro. Se e solo se


Torniamo dalle vacanze estive presentandovi il nuovo numero di dwf, ancora dedicato al lavoro, ancora curato da noi.

È accaduto che la vita e il lavoro siano legati in modo inestricabile, siamo lontane da quando si poteva separare tempo di vita e tempo del lavoro. Come già è emerso nel numero scorso – “Diversamente occupate” (1, 2010) – questa radicale trasformazione si offre come un’occasione per trovare e agire un senso nella propria vita, ma comporta anche il rischio che “portare tutto al mercato” si tramuti in un’espropriazione di energie, desideri e progetti. Affinché sia occasione, sono necessarie relazioni tra donne, la messa in rete di energie e desideri e, soprattutto, la determinazione, insieme alla vigilanza rispetto ai modi in cui le istituzioni, gli istituti sociali, la società intera si riorganizzano oggi. In questo numero abbiamo così deciso di indagare il campo delle condizioni che permettono di sciogliere e di governare l'intreccio tra vita e lavoro, e l’impegno, il conflitto, le scelte che comportano.

giovedì 3 giugno 2010

Il 12 giugno saremo a Pisa


per presentare alla Casa della Donna il numero di dwf Diversamente Occupate.

Vi aspettiamo per parlare di donne e di lavoro con Riccardo Guidi e Ilaria Possenti dell'Università di Pisa e con Paola Bora della Casa della Donna.

Appuntamento ore 17 in via Galli Tassi 8.

A seguire aperitivo offerto dalla Casa.

martedì 4 maggio 2010

Giovani, donne, femministe e "diversamente occupate"

di Sandra Burchi


Sono tantissime le giovani donne che prendono parola sui temi della politica e della vita sociale. Basta navigare un po’ in rete per rendersene conto. Sono tantissime anche quelle che si dicono femministe e che fanno di tutto per costruire nessi fra la loro esperienza e quella delle generazioni di donne che le hanno precedute. Sono così tante da far ammutolire chiunque si accontenti delle solite lagne sui giovani, o sulle giovani. Il problema semmai è stare dietro a tutto quello che inventano. La mia esperienza, quando mi intrufolo nelle mailing list di gruppi e collettivi , è che non reggo il ritmo della posta che arriva. Perchè scrivono, scrivono tanto.

[…]

Credo che esistano molti collettivi di giovani donne e femministe che, fanno attivismo nelle loro città e nel cyberspazio. Prima o poi chiederò a qualcuno di aiutarmi a costruire una mappa di queste esperienze, ma forse c’è già.
C'è un gruppo di giovani che conosco bene e che ho visto all’opera.
Sono tutte filosofe, giovani filosofe, prese (ma non perse) fra mille lavori e desiderose di fare politica. Sono legate a DWF donnawomenfemme, una rivista femminista in stampa dal 1975 ( per saperne di più c’è il sito www.dwf.it), che intelligentemente si è aperta al confronto e al contributo di donne più giovani. E’ così che Teresa, Claudia, Antonella, Angela, Federica ed Eleonora hanno colto l’occasione di incontrarsi, discutere e scrivere a partire da sé, elaborando la propria esperienza e confrontandosi con altre donne attive già da anni nel movimento e nella redazione della rivista. L’ultimo numero di DWF è nato così ed è interamente dedicato al lavoro e si intitola “diversamente occupate”…

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giovedì 25 marzo 2010

Vi presentiamo...

Dopo mesi di riunioni, incontri, scontri, risate, pomeriggi serate e nottate passate a scrivere, aperitivi e cene di lavoro e non, infiniti scambi di mail, intuizioni e forzature, rincorse, trasferte, taglia e cuci, copia e incolla, sposta quello metti questo, ecco a voi il primo numero dwf del 2010, diversamente occupate, a cura di diversamente occupate