Visualizzazione post con etichetta udi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta udi. Mostra tutti i post

martedì 8 novembre 2011

Lettera aperta all'Udi

Siamo entrate nella sede nazionale dell’Udi in punta di piedi, era la Scuola politica del 2009. In questi due anni ci siamo rientrate più e più volte: come relatrici, come uditrici, come filosofe, come donne. Abbiamo portato la nostra esperienza, i nostri saperi, le nostre relazioni, la nostra politica. In cambio abbiamo ricevuto esperienza, saperi, relazioni, politica, quella dell’Udi, quella di Pina Nuzzo. Ci siamo incontrate, noi, con le giovani donne dell’Udi, con le donne più grandi, con le storiche, incarnando spesso quell’antico contrasto che poneva le femministe, quelle del pensiero della differenza, contro il movimento delle donne. Contrasto trasformato in un dialogo a più voci, in cui tutte le donne, le più giovani, le meno giovani, quelle dell’Udi, quelle no, si sono rincontrate sulla strada del femminismo, ognuna con le proprie differenze, con la propria origine, ma lontana da appartenenze che potessero impedirci di parlarci, di ascoltarci.
Oggi, dopo essere state anche a Bologna, al Congresso dell’Udi, anche lì entrate in punta di piedi ma non rimaste, ci sentiamo in dovere di dire, di raccontare, la nostra Udi, quella che abbiamo abitato in questi anni, senza tessere, ma con le relazioni, quelle relazioni su cui fondiamo la nostra politica e attraverso le quali siamo state accolte in quella bella sede romana, da quelle donne che in soli 10 anni l’hanno resa storica.
Non abbiamo riconosciuto nelle dinamiche del congresso l'Udi che avevamo imparato a conoscere e ad apprezzare, ma soprattutto ci è parso che ciò che dell'Udi ci aveva calamitate non trovasse lì adeguato riconoscimento, scelte che l'hanno resa ai nostri occhi unica nel panorama dei movimenti e dei partiti venivano di colpo lette come una perdita, come un elemento di debolezza.
Un esempio per tutti è stata la controversia sul rapporto con i partiti.

lunedì 17 ottobre 2011

Libere di lavorare. Anteprima Congresso UDI, Bologna, 15 ottobre 2011

Intervento di Teresa Di Martino

Diversamente Occupate
è un collettivo femminista romano che nasce in seguito ad un lavoro sul lavoro che ha visto me e le mie compagne insieme per i due numeri di DWF del 2010, Diversamente Occupate e Lavoro. Se e solo se. Lavoro proseguito con una serie di incontri con realtà femministe in diverse città italiane, tra cui l’UDI, e si è infine aperto al confronto con realtà miste, entrando a far parte del comitato promotore della manifestazione contro la precarietà del 9 aprile scorso.
Lo scambio con altre e altri ha confermato quello a cui noi avevamo provato, con i due numeri di Dwf, a dare parola. L'impossibilità di ridurre la questione del lavoro al dibattito sulla precarietà, ad un problema generazionale, all'assenza di prospettive di stabilizzazione esistenziale, occupazionale ed economica, che comunque ci sono e che viviamo sulla nostra pelle. Per noi è diventata sempre più evidente l'impossibilità di porre come dimensione entro cui collocare le nostre lotte qualsiasi disegno di riforma che lasciasse inalterata l'attuale concezione della vita produttiva, dei corpi asserviti alla produzione e al consumo, in una disponibilità permanente che ci priva della dimensione del comune, di quella dimensione collettiva di cui le donne venute prima di noi hanno fatto tesoro.

lunedì 4 aprile 2011

L'Udi fa il punto con ... noi!

Diversamente occupate. Diversamente libere. Diversamente donne e uomini.
Teresa Di Martino e il gruppo “Diversamente occupate ” con una lettera inviata a Pina Nuzzo e a tutte noi  ci informano che promuovono una manifestazione il 9 aprile perché, “in quanto giovani donne, vogliamo riprenderci i nostri tempi, tutti: il tempo dello studio, il tempo del lavoro, il tempo dell’amore, il tempo del desiderio, il tempo della maternità, il tempo delle relazioni, il tempo della pratica politica, senza essere costrette a scegliere, senza dover sottostare a ricatti”.

La manifestazione ha come parola d’ordine: Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta.
Donne e uomini, dunque, la grande risorsa non solo economica del Paese, chiederanno una società più responsabile sul presente e più propositiva per il futuro. Andranno insieme in piazza, perché hanno in comune la precarietà e vogliono condividere anche la rappresentazione politica di tale condizione.

Leggi tutto

giovedì 18 febbraio 2010

Ancora una volta il Festival affida l'audience ai corpi delle donne

Anche per il 2010 Sanremo si conferma manifestazione sessista e ipocrita, che combina il tradizionale perbenismo italiano con la mercificazione del corpo e lo svilimento dell’intelligenza femminili.
Durante la serata del 16 febbraio Dita Von Teese si è esibita in uno spogliarello integrale accompagnato da ondeggiamenti e gesti nella più volgare tradizione pornografica compresa, ciliegina sulla torta, una spugna per spruzzarsi dell’acqua sul corpo.
Mi sono ritrovata senza parole di fronte al video, arrabbiata e impotente, incredula all’idea che una manifestazione seguita da milioni di italiani in onda sulla rete pubblica potesse trasmettere scene simili diffondendo un’immagine umiliante della donna, riducendoci ancora una volta tutte a corpi funzionali al divertimento e al piacere maschili. Odioso spettacolo, tra l’altro pagato profumatamente, 80 mila euro, con i nostri soldi.
Ho cercato stupidamente conforto nella stampa nazionale, mi aspettavo che dopo il dibattito, seppure limitato, svoltosi intorno al documentario di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, e a seguito di quello ben più ampio che ha riguardato le candidature alle elezioni europee 2009 e poi gli scandali sessuali del Presidente del Consiglio, qualcuno avrebbe riconosciuto nell’esibizione l’ennesima offesa alle donne. Ed invece ecco cosa ho trovato:
“ Chiusura in bellezza, è proprio il caso di dirlo, con Dita von Teese, che si esibisce con un suo cavallo di battaglia: spogliarello con "tuffo" finale in una grande coppa di champagne” (Repubblica).
“ Dita Von Teese: fedele alla sua fama e alle aspettative, ha proposto il suo raffinato spogliarello rimanendo in slip e ha interpretato il suo numero più celebre: il bagno in una coppa di champagne”(Corriere della sera).
“Poi Dita Von Teese si spoglia ed è proprio un bel vedere” (La Stampa).
e così via, con i link al video per rivivere il meraviglioso momento..
Poi ho avuto una sorta di déja vu e la situazione mi è sembrata estremamente familiare. Ho fatto una ricerca sui siti dedicati alle donne e ne ho avuto la conferma: lo scorso anno eravamo nella medesima situazione, ma ad esibirsi erano 40 donne, 40 conigliette di Playboy.
“ 40 donne immagine e simbolo della figura più mortificante della donna – carne, corpo, sesso e basta…È dunque questa l’immagine della donna che ancora vince, ancora impera su tutto e tutti?”
“Non ho mai visto un festival più offensivo nei confronti delle donne di questo Sanremo 2009. E’ stato più volte usato il termine "coniglia" da Bonolis che ha detto che lui non ha bisogno di conigliette perché sua moglie è una buona coniglia che gli ha dato 3 figli. Conigliette attorno al re play-boy, comparsa della pornostar malmenata dalla polizia, la donna usata come antidoto per l’omosessualità di Povia.... Insomma, chi più ne ha più ne metta.... Il tutto davanti a 15 milioni di spettatori” (Il paese delle donne on - line).
No, quello del 2009 non è l'unico né l'ultimo, in realtà non c’è limite al peggio, ogni anno la storia si ripete e dovremo alzare la voce molto di più perché qualcosa cambi.
Allora a questo proposito segnalo la campagna che l’UDI sta organizzando in occasione dell’8 marzo, Immagini amiche, per contrastare la diffusione di immagini irrispettose della dignità femminile.