Siamo entrate nella sede nazionale dell’Udi in punta di piedi, era la Scuola politica del 2009. In questi due anni ci siamo rientrate più e più volte: come relatrici, come uditrici, come filosofe, come donne. Abbiamo portato la nostra esperienza, i nostri saperi, le nostre relazioni, la nostra politica. In cambio abbiamo ricevuto esperienza, saperi, relazioni, politica, quella dell’Udi, quella di Pina Nuzzo. Ci siamo incontrate, noi, con le giovani donne dell’Udi, con le donne più grandi, con le storiche, incarnando spesso quell’antico contrasto che poneva le femministe, quelle del pensiero della differenza, contro il movimento delle donne. Contrasto trasformato in un dialogo a più voci, in cui tutte le donne, le più giovani, le meno giovani, quelle dell’Udi, quelle no, si sono rincontrate sulla strada del femminismo, ognuna con le proprie differenze, con la propria origine, ma lontana da appartenenze che potessero impedirci di parlarci, di ascoltarci.
Oggi, dopo essere state anche a Bologna, al Congresso dell’Udi, anche lì entrate in punta di piedi ma non rimaste, ci sentiamo in dovere di dire, di raccontare, la nostra Udi, quella che abbiamo abitato in questi anni, senza tessere, ma con le relazioni, quelle relazioni su cui fondiamo la nostra politica e attraverso le quali siamo state accolte in quella bella sede romana, da quelle donne che in soli 10 anni l’hanno resa storica.
Non abbiamo riconosciuto nelle dinamiche del congresso l'Udi che avevamo imparato a conoscere e ad apprezzare, ma soprattutto ci è parso che ciò che dell'Udi ci aveva calamitate non trovasse lì adeguato riconoscimento, scelte che l'hanno resa ai nostri occhi unica nel panorama dei movimenti e dei partiti venivano di colpo lette come una perdita, come un elemento di debolezza.
Un esempio per tutti è stata la controversia sul rapporto con i partiti.