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sabato 7 aprile 2012

e adesso bruciateci tutti


I veri Presìdi siamo noi.
Fango annerito là dove prima c’era un prato in cui fermarsi a parlare. Cenere e scheletri metallici là dove prima c’era uno spazio coperto in cui studiare dati, esaminare problemi, interrogarsi su un’opera che malgrado tutto e tutti continua a non convincere. Ma anche quattro mura e un tetto sotto cui accogliere amici, cucinare polenta, bere un bicchiere, scambiarsi la ricetta del tiramisù, leggere un libro, fare due giri a maglia e nel frattempo guardare lontano per disegnare un futuro a bassa velocità e ad alta qualità.
Questo era il Presidio di Borgone, il padre di tutti i Presìdi valsusini. Questo era il Presidio di Bruzolo, il secondogenito, nato sotto il sole dell’estate 2005. Questo è lo storico Presidio di Venaus. Questi sono i neonati o i risorti Presìdi di queste ultime settimane.  Questo, ma non solo. Perché  questi Presìdi sono diventati in questi lunghi anni luoghi-simbolo non solo di una pacifica lotta, punto di incontro di una comunità ritrovata, casa di gente che si è riscoperta “cittadino”, ma anche luoghi-simbolo di una democrazia da presidiare e da difendere giorno per giorno.
Ecco perché suscita indignazione l’incendio e provoca dolore la vista di quella distruzione. Ma ciò che sfugge a quegli individui, che usano come sempre la notte per nascondere il volto e per colpire quanti al contrario hanno sempre proclamato le proprie ragioni alla luce del sole e a viso scoperto, è che il simbolo esiste solo là dove esiste qualcuno capace di farlo essere. Qualcuno capace di  dare sostanza, braccia, mani, cuore, anima e cervello a quel simbolo. A quel luogo-simbolo, che altrimenti sarebbe luogo vuoto e inutile. Sfugge a chi usa il linguaggio vile della intimidazione e dello sfregio,  che i veri Presìdi non sono fatti di quattro mura. I veri presidi sono le persone che fino ad oggi li hanno fatti esistere e che continuano ad esserci, anche senza quelle mura.
Dunque, adesso, bruciateci tutti.

Barbara Debernardi

mercoledì 6 luglio 2011

Voci di donne per la Val di Susa

Come Diversamente Occupate crediamo che ormai sia innegabile che le differenti lotte sparse per tutta Italia abbiano in realtà un nodo stretto che le lega l’una all’altra: a partire da questa convinzione abbiamo cercato uno scambio con le donne della No-Tav. Una di noi ha raggiunto il corteo della Valle per incontrare le donne e gli uomini del movimento. Per questo post vorremmo pubblicare brevi parti del nostro inteso scambio con una donna del movimento, Barbara Debernardi, che è secondo noi una voce autorevole sui fatti della manifestazione del 3 Luglio nella Valle di Susa contro il progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione.

Care Barbara e Maria,

scriviamo a voi perché possiate portare la nostra voce anche alle altre donne che nella Valle di Susa sono impegnate con voi in questa battaglia per la dignità della vita.
Siamo un collettivo di ragazze "diversamente occupate" di Roma che collabora da qualche anno a partire dalla questione del lavoro per risalire a tutto ciò che rientra nell'ordine di una vita dignitosa, mossa da e corrispondente al desiderio. Inutile dire che siamo vicine alla vostra lotta.

Quello che vorremmo che ci raccontaste, oltre a ciò che spontaneamente vorrete dirci, è cosa secondo voi ne va del movimento NoTav per tutte le altre lotte che in Italia si stanno combattendo, e vorremmo che a farlo foste voi donne, perché pensiamo che il femminile abbia contribuito non poco a questa rivoluzione politica.

Un abbraccio,
Roberta (e le Diversamente Occupate)